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A TE CHE CERCHI SEMPRE DI AGGIUSTARE ANCHE CIÒ CHE NON HAI ROTTO

  • Immagine del redattore: Giada Valmonte
    Giada Valmonte
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

A volte sentiamo il bisogno di essere la soluzione a ogni problema.

Di aggiustare, sostenere, salvare. Sempre.

Come se amare significasse intervenire.
Come se esserci volesse dire “fare qualcosa”.

Ma c’è una distinzione fondamentale che spesso perdiamo di vista:

empatia non significa responsabilità.

Essere empatici vuol dire ascoltare, comprendere, accogliere il vissuto dell’altro.
Assumersi la responsabilità della sua vita, delle sue emozioni, delle sue scelte… è un’altra cosa.

Quando confondiamo queste due dimensioni, iniziamo a portarci addosso pesi che non ci appartengono:

  • problemi che non possiamo risolvere;
  • emozioni che non sono nostre;
  • decisioni che spettano a qualcun altro.

E lentamente, senza accorgercene, ci svuotiamo.

Spesso questo non nasce solo dall’amore.

Nasce anche da qualcosa di più profondo.

Dal bisogno di sentirci utili.
Dalla paura di non essere abbastanza se non “serviamo”.
Dalla convinzione che, per essere importanti per qualcuno, dobbiamo diventare indispensabili.

E così restiamo. Facciamo. Interveniamo.

Ma smettiamo di esserci davvero.

Perché esserci davvero è molto più difficile.

Significa restare anche quando non puoi risolvere.
Significa tollerare l’impotenza.
Significa vedere la sofferenza dell’altro… senza portartela via.

Stare accanto non è salvare.

È essere una presenza che non invade.
È lasciare all’altro il suo spazio, la sua responsabilità, il suo processo.

Anche quando è faticoso.
Anche quando vorresti fare di più.

Non tutto ciò che soffre ha bisogno di essere salvato.
A volte ha solo bisogno di essere visto, ascoltato, riconosciuto.

Imparare a distinguere dove finisci tu e dove inizia l’altro è una forma profonda di maturità emotiva.
È il passaggio da un amore che si carica…a un amore che rispetta.

Puoi esserci.
Puoi comprendere.
Puoi camminare accanto.

Ma non devi salvare tutti.

E non è mancanza di amore.

È consapevolezza.
È rispetto.
È confine.
 
 
 

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