IL DIRITTO DI AVERE CONFINIGiada Valmonte13 minuti faTempo di lettura: 2 minhttps://video.wixstatic.com/video/dde1cb_692eda0651fc49f2beb4f474fc9ee7ea/480p/mp4/file.mp4Ci sono persone che lasciano entrare tutti.Chi chiede un favore.Chi pretende attenzione.Chi invade il loro tempo.Chi supera continuamente i loro limiti.E ogni volta che provano a mettere un confine si sentono in colpa.Perché hanno imparato che dire di no è egoista.Che deludere qualcuno significa ferirlo.Che essere una brava persona significhi essere sempre disponibile.Così aprono la porta.Ancora.E ancora.E ancora.Finché un giorno si accorgono di essere stanche, arrabbiate e svuotate.Di non sapere più dove finiscono i bisogni degli altri e dove iniziano i propri.C'è una scena nella nuova serie di Zerocalcare che descrive molto bene questo meccanismo.Per spiegare come funzionano le relazioni, disegna una serie di muretti concentrici.Spazi che decidono chi può avvicinarsi e fino a che punto.E il messaggio è semplice quanto importante:non tutti dovrebbero avere accesso a tutto.Non subito.Non automaticamente.Non solo perché lo chiedono.Ad un certo punto parla della botola.Quel luogo nascosto che quasi nessuno vede.La parte più fragile, più dolorosa, più aggrovigliata di noi.Ma c'è un dettaglio che spesso passa inosservato.La botola esiste perché esistono i muretti.Perché prima ancora di parlare di vulnerabilità, quella scena parla di confini.Parla del diritto di decidere chi può avvicinarsi.Chi può restare fuori.Chi può entrare un po'.E chi, invece, può arrivare fino alle parti più intime di noi.Molte persone soffrono perché hanno imparato che mettere limiti è sbagliato.Che dire di no è egoista.Che essere una brava persona significa essere sempre disponibili.Sempre comprensivi.Sempre presenti.Così fanno entrare tutti.Le richieste degli altri.Le aspettative degli altri.I bisogni degli altri.E poco alla volta smettono di chiedersi:"Ma io cosa voglio?"Quando non esistono confini, però, non nasce più amore.Nasce invasione.Nasce stanchezza.Nasce risentimento.Perché non siamo fatti per essere accessibili a chiunque, in qualsiasi momento.Abbiamo bisogno di spazi nostri.Di momenti nostri.Di parti di noi che non devono essere continuamente spiegate, giustificate o condivise.E qui arriva la botola.Molti pensano che il problema sia avere qualcosa da nascondere.Una fragilità.Una paura.Una ferita.In realtà il problema spesso è un altro:aver mostrato quella parte a persone che non erano in grado di averne cura.Persone che hanno giudicato.Svalutato.Tradito.O semplicemente non capito.Per questo tante persone finiscono per chiudere la botola con un lucchetto.Non perché non vogliano essere viste.Ma perché sono state viste dalle persone sbagliate.Avere confini sani non significa costruire muri invalicabili.Significa imparare che l'accesso alla nostra parte più vulnerabile non è un diritto universale.È qualcosa che si conquista.Con il rispetto.Con la presenza.Con la fiducia.Con il tempo.Le persone che ci vogliono bene non pretendono di entrare.Aspettano che siamo noi ad aprire la porta.E forse crescere significa proprio questo:capire che non dobbiamo far entrare tutti.Che possiamo dire di no senza essere cattivi.Che possiamo proteggerci senza isolarci.E che la nostra botola non deve restare aperta per dimostrare qualcosa.Deve aprirsi solo nei luoghi e con le persone in cui possiamo finalmente respirare.
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