DIETRO AD OGNI ERRORE C'E' UN BAMBINO CHE CHIEDE: "SONO ANCORA AL SICURO?"
- Giada Valmonte
- 7 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
In questo esperimento non vediamo solo bambini davanti a delle caramelle.
Vediamo sistemi nervosi in attivazione, paura di sbagliare, bisogno di essere ancora accettati anche quando qualcosa va storto.
Quando uno di loro rompe la regola, non è solo l’impulsività a emergere.
Quello che spesso arriva subito dopo è lo sguardo che cerca l’adulto, il corpo che si blocca, il pianto.
Non è il disastro in sé a fare paura.
È ciò che potrebbe accadere dopo.
Il bambino non sta pensando:
“Ho fatto cadere le caramelle”.
Sta pensando, senza parole:
“Adesso mi sgridano? Li ho delusi? Perdo l’amore?”
Il cervello infantile non distingue tra errore e rifiuto
Per un bambino piccolo, l’errore non è un fatto neutro.
È un evento relazionale.
Se in passato l’errore è stato seguito da:
rimprovero,
umiliazione,
rabbia,
freddezza,
perdita di connessione,
il cervello impara una cosa precisa:
👉 “Sbagliare è pericoloso.”
E allora il sistema nervoso entra in allarme.
Non per la caramella.
Ma per la minaccia di perdere il legame.
Cosa impara un bambino in un ambiente che punisce l’errore
Un bambino che cresce dove l’errore viene vissuto come colpa impara presto a:
nascondere invece di mostrare,
mentire invece di chiedere aiuto,
compiacere invece di essere autentico,
controllarsi invece di fidarsi.
Diventa bravo.
Ma non sicuro.
E molti adulti oggi portano ancora dentro questo schema:
“Se sbaglio, valgo meno.”
Il vero apprendimento nasce solo quando il legame è salvo
Quando invece un adulto riesce a dire — con la voce, il corpo, lo sguardo:
“Hai sbagliato… ma io sono ancora qui”
il cervello del bambino registra una cosa fondamentale:
👉 “Posso imparare senza perdere l’amore.”
È così che si costruisce:
resilienza,
autocontrollo,
capacità di riparare,
fiducia in sé.


Commenti