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E SE TI STESSI GUARDANDO DALL'ANGOLAZIONE SBAGLIATA?

  • Immagine del redattore: Giada Valmonte
    Giada Valmonte
  • 16 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Quante volte ti sei guardata e hai visto solo i tuoi difetti?

Troppo sensibile.
Troppo diversa.
Non abbastanza bella.
Non abbastanza sicura.
Non abbastanza interessante.
Non abbastanza.

A volte il giudizio che abbiamo su noi stessi diventa così abituale da sembrarci un dato di realtà.

Non pensiamo più: “Mi sto vedendo in questo modo."
Pensiamo: “Io sono così.”

Eppure c’è una differenza enorme.

Perché ciò che pensiamo di noi non nasce nel vuoto. Il modo in cui ci guardiamo è stato costruito nel tempo: attraverso le esperienze che abbiamo vissuto, le parole che ci sono state rivolte, gli sguardi che abbiamo ricevuto, i confronti, i rifiuti, le critiche e le aspettative con cui siamo cresciuti.

Se per molto tempo ti sei sentita fuori posto, potresti aver imparato a cercare continuamente in te ciò che non va.

Se sei stata criticata spesso, potresti essere diventata bravissima a notare ogni minimo errore.

Se hai ricevuto amore soprattutto quando eri brava, disponibile o compiacente, potresti aver imparato a pensare che il tuo valore dipenda da ciò che fai per gli altri.

Se ti sei sentita diversa, esclusa o poco vista, potresti aver iniziato a osservarti con gli occhi di chi non ti ha riconosciuta davvero.

E così, lentamente, quello sguardo può diventare il tuo.

Il problema è che il cervello non osserva in modo neutrale

Quando abbiamo costruito un’idea negativa di noi stessi, tendiamo a notare soprattutto ciò che la conferma.

È come se la nostra attenzione lavorasse con un filtro.

Se pensi di essere poco interessante, ricorderai con facilità quella volta in cui qualcuno sembrava distratto mentre parlavi, ma potresti ignorare tutte le volte in cui una persona ti ha cercata, ascoltata o scelta.

Se pensi di non essere abbastanza bella, il tuo sguardo cadrà immediatamente su ciò che non ti piace, mentre farà molta più fatica a registrare tutto il resto.

Se pensi di essere inadeguata, un errore diventerà una prova del tuo scarso valore, mentre dieci cose fatte bene verranno archiviate come “normali”, “facili” o “niente di speciale”.

Non perché tu stia mentendo a te stessa.

Ma perché vediamo più facilmente ciò che siamo già abituati a cercare.

Ed è qui che nasce una domanda importante:

E se il problema non fossi tu, ma il modo in cui hai imparato a guardarti?

Forse non sei “troppo sensibile”.
Forse hai imparato che mostrare emozioni fosse pericoloso, fastidioso o eccessivo.

Forse non sei “troppo diversa”.
Forse hai passato molto tempo in contesti in cui sentivi di doverti adattare per essere accettata.

Forse non sei “debole”.
Forse sei stanca di chiederti continuamente di resistere.

Forse non sei “sbagliata”.
Forse ti stai ancora osservando attraverso uno specchio che restituisce solo una parte di te.

Perché uno sguardo severo non diventa vero solo perché lo ripeti da anni.

A volte non riusciamo a riconoscere la nostra bellezza, la nostra forza o il nostro valore semplicemente perché continuiamo a osservarci dalla stessa angolazione.

Un’angolazione costruita sulle ferite.

Sulle critiche ricevute.

Sui confronti.

Sulle aspettative.

Su tutto ciò che pensavamo di dover essere per sentirci abbastanza.

Guardarti con più gentilezza non significa raccontarti bugie

Questo è un punto importante.

Avere uno sguardo più gentile verso di sé non significa pensare di essere perfetti. Non significa negare i propri limiti, ignorare gli errori o ripetersi frasi positive in cui non si crede.

Significa imparare a guardarsi in modo più completo.

Vedere un errore senza trasformarlo in un’identità.

Riconoscere una fragilità senza usarla come prova di scarso valore.

Accettare che esistano parti di te che vuoi cambiare senza concludere che, per questo, tu sia sbagliata.

Significa chiederti:

Sto vedendo davvero me stessa o solo ciò che temo di essere?
Questa voce che mi giudica è davvero mia?
Da chi ho imparato a guardarmi così?
Se una persona a cui voglio bene avesse le mie stesse caratteristiche, userei le stesse parole?
Quali parti di me sto escludendo dall’immagine?

Perché forse il punto non è convincerti di essere diversa da ciò che sei.

Forse il punto è accorgerti che sei molto più di ciò che il tuo sguardo critico ti permette di vedere.

Concediti la possibilità di osservarti da un’altra prospettiva.

Con più curiosità.
Con più equità.
Con più gentilezza.

Forse non c’è nulla da “aggiustare” in te.

O forse sì, ci sono aspetti da comprendere, ferite da curare, comportamenti da cambiare. Ma questo non significa che tu debba continuare a trattarti come se fossi il problema.

Forse devi solo iniziare a guardarti con occhi diversi.

Perché, a volte, ciò che crediamo non abbia niente di speciale…

semplicemente non lo abbiamo ancora visto dall’angolazione giusta.
 
 
 

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