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LA COSA CHE TI FA PIÙ ARRABBIARE NEGLI ALTRI È LA COSA CHE A TE NON È STATA PROMESSA DA BAMBINO

  • Immagine del redattore: Giada Valmonte
    Giada Valmonte
  • 9 lug
  • Tempo di lettura: 2 min
Pensa all'ultima volta in cui qualcuno ti ha fatto perdere la pazienza.

Non perché abbia fatto qualcosa di realmente grave, ma per un comportamento apparentemente banale che ha provocato in te una reazione molto più intensa di quanto ti aspettassi.

Adesso fermati e chiediti: che cosa stava facendo quella persona?

Forse parlava continuamente di sé.
Forse chiedeva attenzioni senza alcun imbarazzo.
Forse riusciva a dire "no" senza sentirsi in colpa.
O magari occupava il proprio spazio con una naturalezza che, se lo facessi tu, ti farebbe sentire a disagio.

Lo psichiatra Carl Gustav Jung scriveva:

"Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a una migliore comprensione di noi stessi."

Per Jung questo fenomeno era legato a ciò che chiamava Ombra.

L'Ombra rappresenta tutte quelle parti di noi che, durante l'infanzia, abbiamo imparato a mettere da parte perché non erano considerate accettabili o perché rischiavano di compromettere il legame con le figure di riferimento.
Se da piccolo hai imparato che arrabbiarsi era sbagliato, oggi potresti sentirti profondamente infastidito da chi esprime apertamente la propria rabbia.
Se ti è stato insegnato che mettere i propri bisogni al primo posto era egoismo, potresti giudicare con durezza chi riesce a farlo senza sensi di colpa.
Se piangere era visto come un segno di debolezza, le emozioni espresse liberamente dagli altri potrebbero metterti a disagio.

Anche le neuroscienze offrono una chiave di lettura interessante. Il neuroscienziato Daniel Siegel spiega che le reazioni emotive più intense non partono dalla parte razionale del cervello, ma dal sistema limbico, che riconosce automaticamente segnali associati a esperienze passate. Quando un comportamento dell'altro richiama qualcosa che, da bambino, il tuo cervello ha registrato come "pericoloso", "vietato" o "non accettabile", la risposta emotiva può essere molto più forte della situazione presente.

Per questo, a volte, ciò che ci fa esplodere non riguarda davvero l'altra persona.

Riguarda una parte di noi che, tanti anni fa, ha imparato di non poter esistere.

E forse proprio lì si nasconde una domanda importante: quale parte di te hai dovuto mettere da parte per sentirti amato o accettato?
 
 
 

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