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COME CAPIRE SE SEI IN BURNOUT E INTERVENIRE

  • Immagine del redattore: Giada Valmonte
    Giada Valmonte
  • 9 gen
  • Tempo di lettura: 3 min


Non riesci a dormire? Sei in costante stato di ansia? Hai frequenti mal di testa? Ti senti sempre stanco? Per tirarti su dal letto per andare a lavoro devi usare un montacarichi?  

Forse sei in piena fase di burnout.

Il termine burnout deriva dalla lingua inglese e letteralmente significa "bruciato".
Si tratta di una condizione di esaurimento di carattere psico-fisico ed emotivo che insorge in seguito a una situazione di stress lavorativo cronico. Storicamente i professionisti maggiormente a rischio di burnout sono sempre stati quelli impegnati nei lavori di cura (medici, infermieri, operatori sanitari, psicologi, educatori e così via).
Mi vengono subito in mente le immagini e i servizi sul personale   sanitario stremato durante la pandemia: ritmi massacranti, responsabilità altissime e nessuna pausa.
Da quando però i lavori a contatto con il pubblico sono stati ripensati con una particolare attenzione al cliente il fenomeno del burnout si è insinuato anche in contesti diversi da quelli canonici.
Insomma, laddove si richiede altruismo, mettere i bisogni dell'altro al primo posto e lunghi turni nei quali dare sempre il massimo, occorre mettere in conto una maggiore attenzione a controbilanciare lo stress con attività che favoriscono il recupero del benessere psicologico.

Posto che il burnout può riguardare più facilmente le professioni a contatto con le persone, esso è stato recentemente riconosciuto come associato a qualsiasi contesto lavorativo caratterizzato da alte condizioni stressanti.

Fatto questo inquadramento generale, cerchiamo   di capire qualche cosa in più su questa condizione partendo dai sintomi.



I segnali ai quali prestare attenzione e che fanno sospettare il burnout sono diversi: non voler più andare a lavorare, iniziare a sentire ansia e disagio già di prima mattina al solo pensiero magari di farlo, diventare cinici relativamente alle condizioni lavorative e alle persone con le quali si lavora, essere emotivamente distaccati, avere mal di testa, mal di stomaco, disturbi intestinali, forte stanchezza e problemi nel sonno.

Tutti questi sono dei modi che il nostro corpo trova per parlarci e per comunicarci che siamo vicini all'esaurimento. Le energie finiscono rapidamente perché non riusciamo mai davvero a ricaricarci. Tutto questo, chiaramente, contribuisce anche alla riduzione poi della nostra performance, il che va ad alimentare il circolo vizioso del burnout stesso.

Insomma, il lavoratore che ne è soggetto arriva al punto di non farcela più e si sente completamente insoddisfatto e frustrato dalla quotidianità lavorativa. 

Passiamo allora alle cause del burnout.

Il burnout è una condizione multifattoriale   che coinvolge sia delle variabili individuali sia delle variabili organizzative. Tra le variabili a   livello organizzativo possiamo citare: un carico di lavoro eccessivo, richieste poco chiare da parte dei responsabili, obiettivi impossibili da raggiungere, sentirsi perennemente in uno stato di urgenza/sotto esame e con il rischio di gravi conseguenze in caso di errore, totale mancanza di controllo sul processo lavorativo, mancanza di riconoscimento, una comunicazione carente, un compenso inadeguato, relazioni conflittuali, una cattiva leadership e molto altro.
A queste componenti strutturali-organizzative se ne affiancano altre che sono invece più individuali come:
·       aspettative sul sé molto elevate;
·       perfezionismo;
·       eccessiva abnegazione al lavoro (che talvolta può sostituire completamente la vita sociale o la vita privata).

Passiamo ora alla diagnosi.

Il burnout è una reazione allo stress lavorativo prolungato o cronico.
Si tratta di un fenomeno occupazionale, ossia appunto lavoro-correlato, e non di una condizione medica. Christina Maslach, una psicologa sociale dell’Università di Berkley e principale studiosa mondiale sul tema, ha definito il burnout “una sindrome di esaurimento emotivo, spersonalizzazione e ridotta realizzazione personale”.
La stessa Maslach ha contribuito a creare un test, il Maslach Burnout Inventory (MBI), per identificare le principali caratteristiche del burnout nei lavoratori dichiarando però che questo test non è pensato per la diagnosi di un problema di salute. Infatti, il fine del MBI è quello di presentare ai datori di lavoro una situazione critica per incoraggiarli a creare degli ambienti più salubri per i dipendenti.
Secondo la Maslach, infatti, benché le variabili individuali abbiano un loro peso nel portare al burnout, la causa del fenomeno è principalmente nel contesto ed è su questo che occorrerebbe agire per risolvere davvero il problema. 

Cosa possiamo fare a livello individuale in queste situazioni?

Se la sensazione è quella del burnout, prendersi una pausa è una scelta sicuramente ragionevole.
Per abbassare rapidamente i livelli stress percepito in un momento acuto, la respirazione controllata è una strategia molto efficace così come una rapida attività fisica (una passeggiata).
Ricordiamoci anche di pianificare sempre le attività piacevoli (un hobby o la meditazione) perché questo ci aiuta a non trasformare le nostre giornate in una corsa alla performance che poi in fin dei conti le svuota   anche di significato facendoci perdere contatto con quelli che sono i nostri valori.

🚨Nel caso però   in cui i segnali diventino più marcati e abbiate la sensazione di non riuscire a riprendere fiato, non ignorate queste sensazioni e rivolgetevi a un professionista.
In questo caso il percorso   terapeutico sarà chiaramente cucito sulla persona ma l'apprendimento di tecniche di gestione dello   stress e l'impostazione di uno stile di vita più sostenibile saranno certamente parte di   questo viaggio.

 

 

 
 
 

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