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E se fosse proprio il tuo tentativo di controllare tutto a tenerti bloccato?

Immagine del redattore: Giada Valmonte
Giada Valmonte
38 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min


Ci sono momenti in cui abbiamo la sensazione che, per far andare le cose come vorremmo, sia necessario impegnarci ancora di più.

Pensiamo, analizziamo, anticipiamo possibili scenari, cerchiamo soluzioni. Ci convinciamo che, se riuscissimo a trovare la strategia giusta, potremmo finalmente ottenere ciò che desideriamo.

E quando le cose non cambiano? Spesso aumentiamo gli sforzi.

Ma cosa succede quando è proprio il nostro tentativo di controllare tutto a diventare parte del problema?

La trappola del controllo

Il controllo, di per sé, non è qualcosa di negativo.

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Ci permette di organizzarci, affrontare le difficoltà e agire per raggiungere i nostri obiettivi. Il problema emerge quando cerchiamo di applicarlo anche a ciò che, per sua natura, non possiamo governare completamente.

Le emozioni, i pensieri, le reazioni degli altri, l'incertezza del futuro.

Di fronte a queste esperienze, possiamo mettere in atto strategie che hanno lo scopo di ridurre il disagio: cercare continue rassicurazioni, anticipare ogni possibile difficoltà, analizzare ripetutamente ciò che è accaduto oppure tentare di modificare situazioni che non dipendono soltanto da noi.

Queste strategie possono offrirci un sollievo immediato, ma a lungo termine rischiano di alimentare proprio ciò da cui stiamo cercando di proteggerci.

Più cerchiamo di eliminare ogni incertezza, più diventiamo sensibili alla sua presenza.

Più tentiamo di controllare ogni risultato, più fatichiamo a tollerare ciò che non corrisponde alle nostre aspettative.

Quando una soluzione diventa parte del problema

Nell'Acceptance and Commitment Therapy (ACT) si parla di evitamento esperienziale per descrivere il tentativo di modificare, sopprimere o evitare esperienze interiori spiacevoli, anche quando questo comportamento finisce per avere conseguenze negative sulla nostra vita.

Immaginiamo una persona che teme di essere rifiutata.

Per proteggersi da questa possibilità, potrebbe cercare continuamente conferme, interpretare ogni piccolo cambiamento nel comportamento dell'altro o impegnarsi eccessivamente per mantenere stabile la relazione.

L'obiettivo iniziale è comprensibile: sentirsi al sicuro.

Eppure, nel tentativo di evitare il rifiuto, quella persona potrebbe ritrovarsi a vivere in uno stato di costante allerta.

La strategia nata per proteggerla diventa così una delle principali fonti della sua sofferenza.

È un paradosso che possiamo incontrare in molti ambiti della vita: continuiamo a utilizzare una soluzione che non funziona, convinti che il problema sia non averla applicata abbastanza.

La differenza tra agire e forzare

Esiste una distinzione importante tra impegnarsi per qualcosa e pretendere di controllarne il risultato.

Possiamo impegnarci in una relazione, ma non possiamo decidere cosa proverà l'altra persona.

Possiamo prepararci per un evento importante, ma non possiamo eliminare completamente la possibilità di commettere errori.

Possiamo fare scelte orientate al nostro benessere, ma non possiamo garantirci una vita priva di imprevisti o delusioni.

Riconoscere questa differenza non significa diventare passivi.

Significa imparare a utilizzare le nostre energie in modo più consapevole.

La domanda, allora, non è soltanto: «Cosa posso fare per ottenere ciò che voglio?»

Ma anche: «Quello che sto facendo mi sta realmente aiutando oppure mi sta intrappolando in una lotta continua?»

Il coraggio di smettere di lottare

Spesso associamo il cambiamento all'idea di dover fare qualcosa in più.

Un altro tentativo. Un'altra spiegazione. Un'altra strategia.

Eppure, a volte, il cambiamento inizia proprio quando interrompiamo comportamenti che continuiamo a ripetere automaticamente.

Nell'ACT, questo passaggio è strettamente legato al concetto di flessibilità psicologica: la capacità di entrare in contatto con ciò che stiamo vivendo, anche quando è spiacevole, e scegliere come agire in funzione dei nostri valori, anziché lasciarci guidare esclusivamente dal bisogno di eliminare il disagio.

Non significa rinunciare ai propri desideri o accettare passivamente qualsiasi situazione.

Significa poter riconoscere che qualcosa ci fa paura, ci delude o ci fa soffrire, senza essere costretti a organizzare ogni nostra azione intorno al tentativo di controllarlo.

Perché possiamo scegliere di andare avanti anche senza avere tutte le risposte.

Possiamo prenderci cura di qualcosa senza doverne controllare ogni aspetto.

E possiamo modificare la nostra direzione senza considerarlo un fallimento.

E se non fosse necessario fare di più?

Prova a pensare a una situazione della tua vita nella quale senti di investire continuamente energie senza ottenere il cambiamento che desideri.

Quanto spazio occupa nei tuoi pensieri?

Quante delle tue azioni sono guidate dal desiderio di costruire qualcosa di importante e quante, invece, dalla paura di ciò che potrebbe accadere se smettessi di controllare?

Non sempre possiamo modificare ciò che accade intorno a noi. Possiamo però imparare a riconoscere quando il nostro modo di affrontarlo sta diventando rigido e dispendioso.

A volte non abbiamo bisogno di impegnarci di più, ma di smettere di utilizzare tutte le nostre energie per combattere ciò che non possiamo controllare.

Perché lasciare spazio all'incertezza non significa perdere il controllo della propria vita.

Significa imparare a viverla senza pretendere di poter controllare tutto.
 
 
 

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