Di fronte alla stessa difficoltà, due persone possono vivere esperienze completamente diverse.
Una può sentirsi travolta, lottare contro quello che sta succedendo, cercare disperatamente di riprendere il controllo.
L’altra può attraversare la stessa situazione con fatica, paura e dolore, ma senza lasciarsi sommergere.
Non perché sia più forte.
Non perché abbia meno problemi.
E nemmeno perché abbia imparato a “pensare positivo”.
La differenza, spesso, sta nel modo in cui ci rapportiamo a ciò che non possiamo controllare.
Quando qualcosa ci fa paura, la nostra reazione istintiva è cercare di eliminarlo: vogliamo che l’ansia passi, che il dolore finisca, che quella situazione cambi, che l’incertezza trovi finalmente una risposta.
E più sentiamo di non riuscirci, più ci agitiamo.
È un po’ come trovarsi in acqua: se continuiamo a dimenarci nel tentativo disperato di non affondare, consumiamo tutte le nostre energie.
Imparare a galleggiare non significa arrendersi.
Significa riconoscere che non tutto ciò che accade dipende da noi, ma che possiamo imparare a scegliere come stare dentro quello che accade.
Possiamo chiederci:
“Questa cosa posso cambiarla?”
Se la risposta è sì, possiamo concentrare le nostre energie su ciò che è concretamente nelle nostre possibilità.
Se la risposta è no, la sfida diventa un’altra: smettere di combattere contro una realtà che, almeno in questo momento, non possiamo modificare.
Questo è uno degli aspetti più difficili dell’accettazione.
Accettare non significa essere d’accordo.
Non significa che qualcosa non faccia male.
Non significa rassegnarsi o smettere di provare a migliorare la propria vita.
Significa non aggiungere alla sofferenza inevitabile anche quella prodotta dalla continua lotta contro ciò che è già accaduto o che non dipende da noi.
Non possiamo scegliere tutte le onde che incontreremo.
Possiamo però, poco alla volta, imparare a stare nell’acqua senza passare tutta la vita a combattere per non bagnarci.
E forse la vera forza non è riuscire a controllare tutto.
È imparare a distinguere quando è il momento di nuotare e quando, invece, possiamo permetterci di galleggiare.
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