
Ciao!
Oggi inizio con una domanda:
secondo te con quanti messaggi pubblicitari entri in contatto ogni giorno? 10? 100?
NO!
Parliamo di un numero intorno ai 3000 bombardamenti pubblicitari giornalieri per ognuno di noi!
Il problema non sta tanto nei prodotti che ci vengono proposti, quanto nelle immagini irrealistiche che ci vengono costantemente presentate: fisici perfetti, famiglie perfette, case perfette, vacanze perfette…
Questo bombardamento di comunicazioni così strutturate ha un impatto su di noi?
Pensare di non essere influenzati da questa comunicazione è come pensare che vivere h24 in mezzo dei fumatori non causerà alcun danno ai nostri polmoni.
Quello che accade è che confrontiamo noi stessi e le nostre vite ordinarie con questi ideali di perfezione e questo fa sì che cresca in noi il desiderio di conformarci a uno standard che molto spesso è semplicemente irrealistico.
Oggi voglio parlarti del lato oscuro della perfezione e smontare alcune credenze che ruotano attorno a questo concetto.
Prima credenza: pensare che essere perfetto o essere perfetta ti farà sentire meglio con te stesso. Come già accennato, la pubblicità sfrutta abilmente le nostre percezioni facendoci credere che una volta raggiunta la perfezione ci sentiremo finalmente felici e realizzati ora.
Tutto ciò ti sta illudendo. Questo perché la perfezione non può renderti automaticamente immune alle emozioni negative! Il perfezionismo alimenta il pensiero per cui se io sono perfetto in tutto ciò che faccio posso evitare o minimizzare le sensazioni dolorose provocate dalla vergogna dal giudizio o dal senso di colpa ma queste sensazioni, compresa la stessa paura di sperimentarle, sono delle parti inevitabili dell'esperienza umana.
Le possiamo provare ogni volta che ci sentiamo criticati o ogni volta che ci sentiamo giudicati ma il punto è che noi veniamo costantemente giudicati per il semplice fatto che la gente esprime opinioni a volte positive a volte negative e questo è un fatto che non possiamo impedire.
Possiamo però decidere come reagire a quei giudizi.
Purtroppo, accade spesso che anziché mettere in discussione la loro validità ci colpevolizziamo pensando che se siamo oggetto di vergogna o di biasimo è perché non siamo abbastanza, perché dobbiamo essere di più, perché quello che oggi siamo è inaccettabile, …
Ed in attesa di raggiungere risultati perfetti che sembrano prometterci una felicità futura ci condanniamo a vivere nel presente un senso di insoddisfazione, insicurezza e frustrazione. Ci sentiamo inadeguati perché nella nostra mente amplifichiamo sempre di più il divario tra ciò che siamo e ciò che pensiamo di dover essere, e questo atteggiamento non solo mina la nostra autostima e il nostro benessere emotivo ma ci impedisce anche di progredire nel nostro percorso di crescita.
Seconda credenza: pensare che tendere alla perfezione ti farà raggiungere tutti i tuoi risultati. Alcune persone ritengono che il loro essere perfezionisti sia un modo per spronarsi a lavorare sodo e raggiungere il successo ma questo è un altro mito. Il perfezionista non punta tanto a ottenere progressi costanti e realistici, al contrario quello che ricerca è l'approvazione e l'accettazione delle persone intorno a lui. La domanda che intimamente lo guida non è tanto “che cosa posso fare per migliorare?” bensì “cosa penserebbero gli altri se io dovessi sbagliare?”. In altre parole, il perfezionista teme il fallimento molto più di quanto sia disposto a correre il rischio di ottenere successo. Il mantra del perfezionista è: io SONO quello che realizzo perciò se sbaglio in quello che faccio allora sbaglio in quello sono. In questo modo l’errore non viene più vissuto come un feedback sul proprio operato, ma come un fallimento sul piano personale.
Tutto ciò fa provare paura e può bloccarci dal metterci in gioco e farci rinunciare a realizzare i nostri sogni e i nostri obiettivi, rischiando, in realtà, di perdere delle opportunità preziose. Spesso raccontiamo a noi stessi che il perfezionismo ci aiuta a superare gli ostacoli ma non ci accorgiamo che il peso di questa armatura sempre più carica di paura e aspettative è proprio ciò che ci impedisce di progredire agilmente nel nostro percorso di crescita.
Terza credenza: se ci impegniamo al massimo possiamo raggiungere i nostri standard di perfezione in un determinato ambito. In realtà, anche allenandoci duramente, è molto difficile raggiungere un punto in cui ci sentiamo veramente perfetti; la perfezione infatti non è qualche cosa di oggettivo ma è sempre legata alla percezione che gli altri hanno di noi (desideriamo essere visti come perfetti, come persone senza difetti e che non commettono errori). MA non esiste un modo per controllare la percezione delle persone indipendentemente da quanto tempo, impegno ed energia investiamo per cercare di apparire perfetti ai loro occhi.
Anzi questa continua ricerca della perfezione può diventare estremamente estenuante perché ci fa credere che la nostra bellezza e il nostro valore dipendano dal raggiungimento di determinati standard ritenuti perfetti quando invece ad attrarre le persone sono spesso le nostre imperfezioni che ci rendono umani e autentici.
Quarta (e ultima) credenza: pensare che il perfezionismo abbia delle implicazioni soltanto personali. In realtà il perfezionismo non rimane mai isolato ma impatta e influisce sempre sulle nostre relazioni. Ad esempio, un genitore perfezionista può esigere la perfezione dei propri figli generando in loro ansia, bassa autostima e costante ricerca di approvazione oppure il lavoratore perfezionista rischia di promuovere un ambiente di aspettative irrealistiche che compromettono il lavoro di squadra alimentando il senso di inadeguatezza e la paura del fallimento. Anche nelle relazioni familiari e amicali le aspettative di perfezione possono creare dei conflitti o una certa distanza emotiva impedendo la genuinità, la comprensione e il sostegno di cui ogni membro familiare avrebbe bisogno.
Comprendere il lato oscuro della perfezione ci permette di non cadere nelle sue trappole e un primo passo che possiamo compiere in questa direzione consiste nell'affrontare le nostre paure, nell’accogliere le nostre imperfezioni e parlarne apertamente. Occorre cambiare il modo in cui pensiamo a noi stessi quando riteniamo di non essere abbastanza perfetti e partire dal presupposto che tutti facciamo del nostro meglio. Si tratta di fare una scelta consapevole sul modo in cui desideriamo trattare noi stessi e, di conseguenza, anche le persone che amiamo.
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