Quando l’identità “senza paura” crolla
- Giada Valmonte
- 9 ore fa
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Per tutta la vita, il Gatto ha costruito un’identità basata sull’essere invincibile:
senza paura, leggendario, autosufficiente.
È così che si è raccontato al mondo.
Ed è così che ha imparato a stare in relazione: contando solo su sé stesso, negando la vulnerabilità, trasformando il coraggio in una corazza.
Ma quando la minaccia diventa reale — quando la Morte smette di essere un’idea astratta e si presenta come qualcosa di inevitabile — il suo sistema nervoso va in overload.
Il corpo prende il comando.
La sicurezza costruita sull’onnipotenza si sgretola.
Quando ignorare la paura non ci rende forti
Molti di noi fanno esattamente la stessa cosa.
Cresciamo convincendoci che:
avere paura sia una debolezza
fermarsi sia un fallimento
chiedere aiuto significhi non farcela
Impariamo a ignorare la paura, a tenerla sotto controllo, a non ascoltarla.
Ma il sistema nervoso non funziona così.
La paura non riconosciuta non scompare.
Si sposta.
E spesso si trasforma in sintomi fisici:
tachicardia
respiro corto
tensione costante
senso di impotenza

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