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STAI DAVVERO GIOCANDO IL TUO GIOCO?

  • Immagine del redattore: Giada Valmonte
    Giada Valmonte
  • 29 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Pensi di avere il controllo delle tue decisioni?

Molte persone risponderebbero di sì. Eppure, osservando più da vicino il modo in cui scegliamo, emerge spesso una realtà diversa: molte delle nostre “scelte” non nascono nel presente, ma sono risposte automatiche a copioni interiori appresi molto tempo prima.

In una scena di Interstate 60, il personaggio di O.W. Grant utilizza il gioco delle carte rosse e nere per mostrare un meccanismo semplice ma potente: quando le opzioni disponibili sono già state decise da qualcun altro, la libertà di scelta è solo apparente. Qualunque risposta si dia, il risultato è già previsto.

Dal punto di vista psicologico, questo meccanismo è estremamente familiare.

L’illusione della scelta e il pensiero dicotomico

Molti funzionamenti psicologici si organizzano attorno a scelte binarie:
resto o me ne vado,
mi adatto o perdo l’altro,
dico di sì o rischio il rifiuto.

Questo tipo di pensiero, noto come pensiero dicotomico, riduce la complessità dell’esperienza emotiva e restringe il campo delle possibilità. Quando una persona percepisce solo due opzioni, spesso non sta scegliendo: sta cercando di sopravvivere emotivamente.

In questi casi, la sensazione di controllo non deriva dalla libertà, ma dalla prevedibilità.

Le scelte guidate dagli schemi, non dai bisogni attuali

In ottica clinica, molte decisioni sono influenzate da schemi: strutture profonde che organizzano il modo in cui una persona interpreta sé stessa, gli altri e le relazioni.

Se una persona ha interiorizzato l’idea che:

  • i propri bisogni non siano legittimi
  • il rifiuto sia intollerabile
  • l’amore sia condizionato
  • il conflitto metta a rischio il legame

le sue scelte adulte tenderanno a muoversi sempre entro gli stessi confini. Non perché manchi la volontà, ma perché certe alternative non sono mai state rappresentate come possibili.

Come nel gioco delle carte: rosso o nero.
La “terza carta” semplicemente non esiste, a livello interno.

La scelta invisibile: ciò che non è mai stato insegnato a vedere

Il punto centrale di questa scena — e di molti percorsi terapeutici — non è imparare a scegliere “meglio” tra le opzioni disponibili, ma mettere in discussione il campo delle opzioni stesse.

La vera alternativa spesso è invisibile perché:

  • non è mai stata modellata nell’infanzia
  • non è stata legittimata nelle relazioni significative
  • non è stata associata a sicurezza o accettazione

In terapia, il lavoro non consiste nel dire cosa scegliere, ma nel rendere pensabile ciò che prima non lo era.

Libertà psicologica e consapevolezza

Questa scena non suggerisce che non abbiamo alcun controllo, né che tutto sia un’illusione. Mostra piuttosto che la libertà psicologica aumenta quando diventiamo consapevoli dei vincoli interni che orientano le nostre scelte.

Finché una persona crede che le uniche possibilità siano quelle immediatamente visibili, continuerà a sentirsi responsabile di decisioni che, in realtà, non ha mai davvero potuto prendere.

La libertà non coincide con il scegliere in modo diverso, ma con il vedere possibilità che prima non erano accessibili.

Ed è spesso questo il primo vero cambiamento terapeutico.
 
 
 

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